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La Vera Vite

Spirito Santo

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Corpus Domini

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Nel Corpo e nel Sangue di Gesù

Ciascun uomo possa "sentire e gustare" la presenza di Gesù e Maria, SS. Madre della Pentecoste, nella propria vita, in ogni attimo della propria giornata.



Nello Splendore della Resurrezione del Signore l'uomo trovi la sua vera dimensione e riesca ad esprimerla con Amore e Carità. Un abbraccio Michy


Maria SS. di Montevergine

Maria SS. di Montevergine
Maria SS. di Montevergine

Ti seguitò Signore - Mons.Mario Frisina

sabato 6 giugno 2009

Riflessioni...risonanze - (scorriamo la IX settimana del tempo ordinario)

Sabato - Mc 12,38-44
Ciò che Gesù condanna e ciò che egli ammira – Il brano evangelico ci propone due esempi: uno da fuggire, quello dell’orgoglioso che sotto una maschera di falsa pietà ricerca se stesso in ogni cosa, e uno da imitare, quello del povero che dimentica veramente se stesso per donare tutto a Dio. Cfr. Messalino ed. EDB
…. “sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro”. Siamo nel tempio di Gerusalemme, Gesù, mentre porgeva i suoi insegnamenti alla folla che l’ascoltava, invitandola a “guardarsi” dal comportamento degli scribi, appartenenti alla categoria “fate quello che dico io e non quello che faccio io” o alla categoria “dei predica bene ma ruzzola male”, porge lo sguardo a coloro che passando dal tesoro del tempio lasciano la loro offerta. Tra questi una donna, una povera vedova, che dà solamente due spiccioli, tutto quello che possedeva. Prima di lei erano passati i ricchi che certamente avevano lasciato cadere molto più di due soli spiccioli. Gesù esalta il comportamento della povera vedova, che dà poco, ma dà tutto quello che possiede e non una cifra che, pur più considerevole, non modifica lo stato di ricchezza dell’offerente, “ciò che avanza”.
Dinanzi a Dio sarà certamente più apprezzato colui che pur nel poco dà tutto quel che possiede per il tempio, che chi pur possedendo molto, dà di più, ma trattiene sempre quanto gli necessita per non modificare il proprio stato di agiatezza economica.
Gesù dice a chiare lettere che solo con il dono totale di se, di tutte le proprie risorse apre le porte della Vera Generosità, che è parte di quell’Amore Vero che ciascuno dovrebbe mettere a disposizione della comunità, non tralasciando certamente i criteri di giustizia e legalità che sono anch’essi parte dell’Amore Vero.

venerdì 5 giugno 2009

Riflessioni...risonanze - (scorriamo la V I settimana di Pasqua)

Venerdì- San Bonifacio - Mc 12,35-37
Il mistero di Gesù – Dio aveva promesso che un discendente di Davide sarebbe stato il messia.
Ma l’inviato di Dio è più che un uomo; in quanto è destinato a condividere la gloria di colui che l’ha mandato e a portare il suo nome di Signore. Cfr. Messalino ed. EDB
In questo brano è Gesù che pone una domanda: ” Davide stesso lo chiama Signore: come dunque può essere suo figlio?” Le scritture avevano annunciato la venuta del Messia, del figlio del re Davide, quindi un Re. Tutto questo nel linguaggio dell’epoca significava che l’atteso doveva essere un Re, cioè una persona che avrebbe occupato il trono del padre.
Gesù rivoluziona tutto, nasce in una grotta “al freddo ed al cielo”, nasce da un artigiano, un falegname, Giuseppe, della cosa di Davide, ma non è un re, da Maria, una ragazza umile, semplice, all’apparenza una ragazza come tante altre.
L’insegnamento di Gesù deve mirare, quindi a dimostrare che il Re di cui parla la scrittura, che nel suo reale significato vuole dire: un uomo di alto prestigio, con un grande potere su tutto il su popolo, con un forte esercito…. domina sul suo regno, è sì un Grande “Re”, ma un Re che in realtà è un Padre, un Figlio ed uno Spirito Santo, che ama i suoi figli, donando se stesso fino alla morte in Croce, che Ama di un Amore Vero ed infinito, con un grande esercito, formato da “soldati” che sanno amare, pur nella debolezza della loro natura umana, che ricevono il Suo Amore e lo trasmettono ai fratelli, le cui armi non sono l’arco e la freccia,… ma la Carità, l’umiltà, il perdono……
Un Re il cui regno è l’Amore donato con generosità, gratuità…… Questa è la Missione di Gesù.

giovedì 4 giugno 2009

Riflessioni...risonanze - (scorriamo la IX settimana del tempo ordinario)

Giovedì - Mc 12,28-34
La legge fondamentale del regno di Dio – Amare come vuole l’unico Dio, Signore di tutti gli uomini, è donarsi totalmente a lui e trattare gli altri come vorremmo essere trattati noi stessi. Questo Amore è l’anima del vero culto. Cfr. Messalino ed. EDB
• Il vangelo di oggi presenta una bella conversazione tra Gesù e un dottore della legge. Il dottore vuole sapere da Gesù qual è il primo di tutti i comandamenti. Anche oggi molte persone vogliono sapere cosa è più importante nella religione. Alcuni dicono: essere battezzati. Altri: pregare. Altri dicono: andare a Messa o partecipare al culto della domenica. Altri dicono: amare il prossimo! Altri sono preoccupati con le apparenze o con gli incarichi nella chiesa.• Marco 12,28: La domanda del dottore della Legge. A un dottore della legge, che aveva assistito al dibattito di Gesù con i sadducei (Mc 12,23-27), piacque la risposta di Gesù, e percepì in lui una grande intelligenza e volle approfittare dell'occasione per fargli una domanda: "Qual è il primo di tutti i comandamenti?" In quel tempo, i giudei avevano una enorme quantità di norme che regolamentavano nella pratica l'osservanza dei Dieci Comandamenti della Legge di Dio. Alcuni dicevano: "Tutte queste norme hanno lo stesso valore, poiché vengono tutte da Dio. Non spetta a noi introdurre distinzioni nelle cose di Dio". Altri dicevano: "Alcune leggi sono più importanti di altre, per questo obbligano di più!" Il dottore voleva sapere l'opinione di Gesù.• Marco 12,29-31: La risposta di Gesù. Gesù risponde citando un passaggio della Bibbia per dire che il primo comandamento è "amare Dio con tutto il cuore, con tutta la tua mente e con tutte le tue forze!" (Dt 6,4-5). Al tempo di Gesù, i giudei pii fecero di questo testo del Deuteronomio una preghiera che recitavano tre volte al giorno: al mattino, a mezzogiorno e la sera. Tra loro era conosciuta come è oggi tra noi il Padre Nostro. E Gesù aggiunse, citando di nuovo la Bibbia: " Il secondo è questo: "Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c'è altro comandamento più importante di questi". (Lv 19,18). Risposta breve e profonda! E' il riassunto di tutto ciò che Gesù ha insegnato su Dio e sulla vita (Mt 7,12).• Marco 12,32-33: La risposta del dottore della legge. Il dottore è d'accordo con Gesù e tira la conclusione: "Si, amarlo con tutto il cuore e con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici". Ossia, il comandamento dell'amore è più importante che i comandamenti relazionati con il culto ed i sacrifici nel Tempio. Questa affermazione veniva già dai profeti dell'Antico Testamento (Os 6,6; Sal 40,6-8; Sal 51,16-17). Oggi diremmo che la pratica dell'amore è più importante di novene, promesse, messe, preghiere e processioni.• Marco 12,34: Il riassunto del Regno. Gesù conferma la conclusione del dottore e dice: "Non sei lontano dal Regno!" Infatti, il Regno di Dio consiste nel riconoscere che l'amore verso Dio è uguale all'amore verso il prossimo. Perché se Dio è Padre, noi tutti siamo sorelle e fratelli e dobbiamo mostrare questo nella pratica, vivendo in comunità. "Da questi due comandamenti dipendono la legge e i profeti!" (Mt 22,4) I discepoli e le discepole devono fissare nella memoria, nell'intelligenza, nel cuore, nelle mani e nei piedi questa legge importante dell'amore: non si arriva a Dio se non attraverso il dono totale al prossimo!• Il primo e più importante comandamento. Il più importante e primo comandamento fu e sarà sempre: "Amare Dio con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutte le forze" (Mc 12,30). Nella misura in cui il popolo di Dio, lungo i secoli, ha approfondito il significato e la portata dell'amore di Dio, si è reso conto che l'amore di Dio è vero e reale solo nella misura in cui si concretizza nell'amore al prossimo. Per questo, il secondo comandamento che chiede l'amore per il prossimo, è simile al primo comandamento dell'amore per Dio (Mt 22,39; Mc 12,31). "Se qualcuno dicesse "Amo Dio!", ma odia suo fratello, è un menzognero" (1 Gv 4,20). "Tutta la legge e i profeti dipendono da questi due comandamenti" (Mt 22,40).

mercoledì 3 giugno 2009

Riflessioni...risonanze - (scorriamo la IX settimana del tempo ordinario)

Mercoledì- San Carlo Lwanga e compagni 12,18-27
La vita nuova per i risorti -- L’uomo è fatto per la morte? Sì! Dicono i sadducei,perché la sopravvivenza avrebbe conseguenze assurde. No risponde Gesù: il Dio vivente vuole dare all’uomo la vita che scaturisce dalla risurrezione, Non si tratta di un prolungamento della vita terrena,ma dell’inizio di una vita nuova, la vita eterna del cielo. Cfr. Messalino ed. EDB.
• Nel vangelo di oggi continua il confronto tra Gesù e le autorità. Dopo i sacerdoti, gli anziani e gli scribi (Mc 12,1-12) e i farisei e gli erodiani (Mc 12,13-17), ora appaiono i sadducei che fanno una domanda sulla risurrezione. Tema polemico, che causava litigi tra sadducei e farisei (Mc 12,18-27; cf. At 23,6-1).
• Nelle comunità cristiane degli anni settanta, epoca in cui Marco scrive il suo vangelo, c'erano alcuni cristiani che, per non essere perseguitati, cercavano di conciliare il progetto di Gesù con il progetto dell'impero romano. Gli altri che resistevano all'impero erano perseguitati, accusati ed interrogati dalle autorità o dai vicini che si sentivano infastiditi dalla loro testimonianza. La descrizione dei conflitti di Gesù con le autorità era un aiuto molto grande per i cristiani, per non lasciarsi manipolare dall'ideologia dell'impero. Nel leggere questi episodi di conflitto di Gesù con le autorità, i cristiani perseguitati si animavano e prendevano coraggio per continuare il cammino.
• Marco 12,18-23. I sadducei. I sadducei erano un'èlite aristocratica di latifondisti e commercianti. Erano conservatori. Non accettavano la fede nella risurrezione. In quel tempo, questa fede cominciava ad essere considerata dai farisei e dalla pietà popolare. Spingeva alla resistenza della gente contro il dominio sia dei romani che dei sacerdoti, degli anziani e dei sadducei stessi. Per i sadducei, il regno messianico era già presente nella situazione di benessere che stavano vivendo. Loro seguivano la cosiddetta "Teologia della Retribuzione" che distorceva la realtà. Secondo questa teologia, Dio retribuisce con ricchezza e benessere coloro che osservano la legge di Dio, e castiga con sofferenza e povertà coloro che praticano il male. Questo fa capire perché i sadducei non volevano cambiamenti. Volevano che la religione permanesse tale e quale era, immutabile come Dio stesso. Per questo non accettavano la fede nella risurrezione e nell'aiuto degli angeli, che sostenevano la lotta di coloro che cercavano mutamenti e liberazione.
• Marco 12,19-23. La domanda dei sadducei. Giungono da Gesù per criticare e ridicolizzare la fede nella risurrezione, raccontano il caso fittizio della donna che si sposò sette volte ed alla fine morì senza avere figli. La cosiddetta legge del levirato obbligava la vedova senza figli a sposarsi con il fratello del defunto marito. Il figlio che sarebbe nato da questo nuovo matrimonio era considerato figlio del defunto marito. E così costui avrebbe avuto una discendenza. Ma nel caso proposto dai sadducei, la donna, malgrado il fatto di aver avuto sette mariti, rimase senza marito. Loro chiedevano a Gesù: "Nella risurrezione, quando risorgeranno, a chi di loro apparterrà la donna? Poiché in sette l'hanno avuta come moglie!" Era per dire che credere nella risurrezione portava la persona ad accettare l'assurdo.
• Marco 12,24-27: La risposta di Gesù. Gesù risponde duramente: "Non siete voi forse in errore dal momento che non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio?" Gesù spiega che la condizione delle persone dopo la morte sarà totalmente diversa dalla condizione attuale. Dopo la morte non ci sarà matrimonio, ma tutti saranno come angeli in cielo. I sadducei immaginavano la vita in cielo come la vita qui sulla terra. E Gesù alla fine conclude: "Non è un Dio dei morti ma dei viventi! Voi siete in grande errore". I discepoli e le discepole sono avvertiti: chi sta dal lato di questi sadducei starà dal lato opposto di Dio!( A cura dei Carmelitani)

martedì 2 giugno 2009

Riflessioni...risonanze - (scorriamo la IX settimana del tempo ordinario)

Martedì - Mc 12,13-17
Il realismo della vera prudenza – Alle opposte ideologie, fra cui i suoi nemici vogliono obbligarlo a scegliere, Gesù oppone una verità che tutti devono accettare: l’uomo in primo luogo è debitore di se stesso a Dio, il quale lo ha creato a sua immagine. Per quanto riguarda la situazione concreta, se i giudei hanno accettato la moneta di Cesare, paghino anche il tributo che questo comporta. Cfr. Messalino ed. EDB.
Gesù è ritenuto “scomodo” per il “quieto vivere”, di coloro che detengono il potere; le sue predicazioni e la grande folla che ormai lo segue non è certamente gradita dai capi del popolo, che temono il venire meno della loro autorità, bisogna ucciderlo, per cui ritengono più opportuno cercare di fargli dire qualcosa contro la legge e farlo condannare a morte. Nel brano del giorno, leggiamo:“I sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani mandarono a Gesù alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo nel discorso”.” È lecito o no dare il tributo a Cesare?, chiedono i farisei, ma Gesù non cade nel”tranello” e chiede che gli venga data una moneta dove è impresso il volto di Cesare. Si tratta di un bene a loro uso, ma l’immagine è di Cesare ed allora se vi siete serviti e vi servite di queste monete vuol dire che riconoscete la sovranità dell’imperatore romano ed allora “Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”. “E rimasero ammirati di lui”.
Anche questa volta il piano non solo fallisce, ma offre a Gesù l’occasione per fare distinzione tra potere materiale e spirituale e definire le linee guida del buon cristiano. E’ doveroso pagare il tributo allo Stato, garante dei servizi da offrire ai cittadini, che vanno ovviamente sostenuti dai tributi, certamente con correttezza ed equità in relazione alla situazione reddituale di ciascuno, da parte di chi amministra e chi è amministrato. E’ un dovere da cui il cittadino non può sottrarsi. La vita spirituale è il rapporto di Amore uomo-Dio, che ovviamente verrebbe turbato nel momento in cui viene meno quella correttezza e quell’equilibrio tra l’amministratore e l’amministrato, questo è l’unico punto di convergenza.

lunedì 1 giugno 2009

Riflessioni...risonanze - (scorriamo la IX settimana del tempo ordinario)

Lunedì - San Giustino - 12,1-12
La morte del Figlio di Dio e la salvezza degli uomini – In questa parabola, Gesù rivela per la prima volta il mistero della propria persona: egli è il “figlio prediletto” annunciato dai profeti e rifiutato, come loro, dai capi del popolo. Passando attraverso la morte, egli compirà l’opera meravigliosa della salvezza dell’umanità, che grazie a lui diventa la vigna feconda del Padre. Cfr. Messalino ed. EDB
Gesù usa spesso la parabola per inviare un messaggio che non vuole esprimere a chiare lettere, ma che, ovviamente, viene captato dalle persone a cui è rivolto, in questo caso “dai sommi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani”.
Un uomo dà in affitto una vigna, ben curata, a dei vignaioli perché la coltivino. Dopo il raccolto invia dei servi per riscuotere il frutto del raccolto, ma i vignaioli non intendono dare il dovuto ed uccidono o bastonano di volta in volta gli inviati per riscuotere. Sdegnato il padrone invia il proprio figlio, che viene ucciso alla stessa maniera dei servi.
I su citati “grandi” rileggono il loro comportamento, i loro pensieri, il loro progetto di uccidere Gesù, il figlio di Dio. Che ne sarà della vigna? Sarà affidata a persone impensabili, gli umili, gli ultimi, i poveri, a coloro che ascoltano la Parola di Dio…. "La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo….”. Ci giunge un messaggio ben preciso: l’attaccamento alla ricchezza porta alla violenza, spinta, anche, fino all’uccisione di altri uomini, non produce nulla di buono! Interessante, infatti, la reazione dei malpensanti sommi sacerdoti, anziani e scribi, in loro scoppia un’ira che non riescono a contenere, vogliono catturare Gesù subito, ma questo non è il momento, il loro momento, il momento degli uomini, tra l’altro in mala fede, non corrisponde con il momento di Dio Padre.

IX Settimana T.O

IX SETTIMANA T. O
Domenica – Domenica di Pentecoste
Lunedì - San Giustino - 12,1-12
In quel tempo, Gesù prese a parlare ai sommi sacerdoti, agli scribi e agli anziani in parabole: “Un uomo piantò una vigna, vi pose attorno una siepe, scavò un torchio, costruì una torre, poi la diede in affitto a dei vignaioli e se ne andò lontano. A suo tempo inviò un servo a ritirare da quei vignaioli i frutti della vigna. Ma essi, afferratolo, lo bastonarono e lo rimandarono a mani vuote. Inviò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo coprirono di insulti. Ne inviò ancora un altro, e questo lo uccisero; e di molti altri, che egli ancora mandò, alcuni li bastonarono, altri li uccisero. Aveva ancora uno, il figlio prediletto: lo inviò loro per ultimo, dicendo: Avranno rispetto per mio figlio! Ma quei vignaioli dissero tra di loro: Questi è l’erede; su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra. E afferratolo, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna. Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e sterminerà quei vignaioli e darà la vigna ad altri. Non avete forse letto questa Scrittura: ‘‘La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri’’?”. Allora cercarono di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. E, lasciatolo, se ne andarono.

Martedì - Mc 12,13-17
In quel tempo, i sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani mandarono a Gesù alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo nel discorso. E venuti, quelli gli dissero: “Maestro, sappiamo che sei veritiero e non ti curi di nessuno; infatti non guardi in faccia agli uomini, ma secondo verità insegni la via di Dio. È lecito o no dare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare o no?”. Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse: “Perché mi tentate? Portatemi un denaro perché io lo veda”. Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: “Di chi è questa immagine e l’iscrizione?”. Gli risposero: “Di Cesare”. Gesù disse loro: “Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”. E rimasero ammirati di lui

Mercoledì- San Carlo Lwanga e compagni 12,18-27
In quel tempo, vennero a Gesù dei sadducei, i quali dicono che non c’è risurrezione, e lo interrogarono dicendo: “Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che se muore il fratello di uno e lascia la moglie senza figli, il fratello ne prenda la moglie per dare discendenti al fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie e morì senza lasciare discendenza; allora la prese il secondo, ma morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Infine, dopo tutti, morì anche la donna. Nella risurrezione, quando risorgeranno, a chi di loro apparterrà la donna? Poiché in sette l’hanno avuta come moglie”. Rispose loro Gesù: “Non siete voi forse in errore dal momento che non conoscete le Scritture, né la potenza di Dio? Quando risusciteranno dai morti, infatti, non prenderanno moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. A riguardo poi dei morti che devono risorgere, non avete letto nel libro di Mosè, a proposito del roveto, come Dio gli parlò dicendo: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e di Giacobbe? Non è un Dio dei morti ma dei viventi! Voi siete in grande errore”.

Giovedì - Mc 12,28-34
In quel tempo, si accostò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”. Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi”. Allora lo scriba gli disse: “Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che egli è unico e non v’è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore e con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici”. Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: “Non sei lontano dal regno di Dio”. E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

Venerdì- San Bonifacio - Mc 12,35-37
In quel tempo, Gesù continuava a parlare, insegnando nel tempio: “Come mai dicono gli scribi che il Messia è figlio di Davide? Davide stesso infatti ha detto, mosso dallo Spirito Santo: ‘‘Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici come sgabello ai tuoi piedi’’. Davide stesso lo chiama Signore: come dunque può essere suo figlio?”. E la numerosa folla lo ascoltava volentieri.

Sabato - Mc 12,38-44
In quel tempo, Gesù diceva alla folla mentre insegnava: “Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e ostentano di fare lunghe preghiere; essi riceveranno una condanna più grave”. E sedutosi di fronte al tesoro, osservava come la folla gettava monete nel tesoro. E tanti ricchi ne gettavano molte. Ma venuta una povera vedova vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino. Allora, chiamati a sé i discepoli, disse loro: “In verità vi dico: questa vedova ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Poiché tutti hanno dato del loro superfluo, essa invece, nella sua povertà, vi ha messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”.