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La Vera Vite

Spirito Santo

Spirito Santo
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Corpus Domini

Corpus Domini

Nel Corpo e nel Sangue di Gesù

Ciascun uomo possa "sentire e gustare" la presenza di Gesù e Maria, SS. Madre della Pentecoste, nella propria vita, in ogni attimo della propria giornata.



Nello Splendore della Resurrezione del Signore l'uomo trovi la sua vera dimensione e riesca ad esprimerla con Amore e Carità. Un abbraccio Michy


Maria SS. di Montevergine

Maria SS. di Montevergine
Maria SS. di Montevergine

Ti seguitò Signore - Mons.Mario Frisina

martedì 12 maggio 2009

Riflessioni...risonanze - (scorriamo la V settimana di Pasqua)

Martedì Gv 14,27-31
La pace del Cristo – Vivere nel Figlio in unione col Padre: Questa è la pace che Gesù ha promesso ai suoi discepoli nel momento in cui stava per tornare al Padre passando attraverso la morte, in un gesto di obbedienza e di amore da cui scaturirà la vittoria della risurrezione.
Cfr. Messalino ed. EDB
Gesù dice ai suoi discepoli: “Vi lascio la pace”, una pace diversa da quella proveniente dalle cose terrene, la Pace di cui parla Gesù è la Pace del e nel cuore, è la pace, dono del Padre, perché Egli è nel Padre a tutti gli uomini senza distinzione alcuna. E’ compito dell’uomo mantenere questa pace e coltivarla nel proprio cuore seguendo gli insegnamenti di Gesù, che sono gli insegnamenti del Padre, visto questo rapporto di intima reciproca relazione tra Padre e Figlio. Vivere nella Pace del cuore, nella Pace lasciata da Gesù comporterà a volte delle rinunce, dei turbamenti; significa lottare e vincere le seduzioni del mondo, quello che non sono coerenti con i dieci comandamenti e con il vissuto di amore, annunciato, vissuto da Gesù e lasciato come via, verità, vita, la Pace annunciata e donata dall’Amore di Gesù, il Re dei Re, nato povero in una grotta, dall’Amore di Cristo morto sulla Croce e Risorto nella Luce e nella Pace.

lunedì 11 maggio 2009

Riflessioni...risonanze - (scorriamo la V settimana di Pasqua)

Lunedì Gv 14,21-26
Il dono dello Spirito Santo – Lo Spirito svelerà ai discepoli il rapporto nuovo che, nel figlio, li unisce a Dio. Il Cristo regna col Padre nel cuore di ogni credente che mette in pratica con amore il suo insegnamento. Cfr. Messalino ed. EDB
“Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”. Molto profonde e significative le parole di Gesù, ma questi ultimi messaggi, si rivelano a volte incomprensibili alla mente umana dei discepoli, che sentono il bisogno di capire e non esitano a fare domande. Perché, Signore, chiede Giuda, devi manifestarti a noi e non al mondo?
La comprensione si fa difficile perché Gesù annuncia delle “dinamiche” particolari che non possono essere comprese se non "sperimentate". Mentre Gesù è con loro i discepoli lo ascoltano direttamente, tutto troverà una chiarificazione completa quando, asceso al cielo Gesù, sarà lo Spirito Santo a parlare direttamente non solo ai discepoli, ma a tutti coloro che ameranno Lui e quindi il Padre ed il rapporto che si instaurerà sarà un rapporto diretto basato sull’Amore, tra il credente ed il suo Dio.

domenica 10 maggio 2009

Omelia della V Domenica di pasqua

Di don Paolo Curtaz

Dimorare, portare frutti
Gesù vuole fortemente svelare il vero volto del Padre, non fonda una religione fatta di misteri, non fa delle cose di Dio un privilegio per pochi istruiti: parla di pesce ai pescatori, di pecore ai pastori, di vite ai vignaioli.Parole semplici, chiare, illuminanti, esempi presi dalle vicende quotidiane per spiegare l’assoluto di Dio.I poveri capiscono, gli umili, gli illetterati. Coloro che hanno il cuore trasparente (o trafitto), un cuore che sente il bisogno di essere riempito, amato, consolato. Anche nel suo modo di parlare, Gesù appare come un appassionato, rispettoso dei nostri limiti, attento alla nostra sensibilità.Così accade ancora oggi, amico lettore: Dio ti parla attraverso le cose quotidiane.Gesù è il pastore bello che ci conduce ai pascoli erbosi, gli stiamo davvero a cuore, non come i pastori a pagamento che appena vedono il pericolo scappano a gambe levate.E proprio perché ci ama, oggi, nella splendida parabola della vigna, ci suggerisce tre atteggiamenti.
Potature
Affinché la vite porti frutto occorre potarla: il tralcio, accorciato nel punto giusto, concentra tutte le sue energie nel futuro grappolo d’uva. Ma il tralcio non capisce cosa sta succedendo, mentre la lama lo taglia, facendolo soffrire.La vita ci pota in abbondanza: delusioni, fatiche, malattie, periodi “giù”; è piuttosto inevitabile e lo sappiamo anche se ci ribelliamo, ci intristiamo, fuggiamo il dolore e la correzione.L’uomo non accetta la fatica e il fallimento inevitabili nel nostro essere finiti, limitati, segno questo della sua dignità, della sua natura immortale che lo spinge ad andare oltre.Come viviamo le potature della vita? Il Signore ci invita a viverle nel positivo, come occasione, come possibilità.Certo, lo scrivo e ne sono perplesso: quanto amor proprio devo mettere da parte, quanta pazienza esercitare, quanto equilibrio mettere in atto per non scoraggiarmi e deprimermi, per non offendermi e prendermela con Dio!Eppure, è un tragitto obbligato: l’accettazione serena (mai rassegnata!) delle contraddizioni della vita concentra la linfa vitale della mia vita in luoghi e situazioni inattesi e con risultati – credetemi – davvero sorprendenti.Animo, allora, le potature sono necessarie, così come la grande e dolorosa potatura degli apostoli, ribaltati come guanti, masticati dalla croce, li ha resi davvero apostoli maturi e riflessivi, capaci di annuncio e di martirio e non solo entusiasti e immaturi seguaci di una folgorante esperienza mistica.
Niente
La linfa' che alimenta la nostra vita è la presenza del Maestro Gesù che abbiamo scelto come pastore. Nient’altro ci può dare forza, serenità, luce, gioia e pace nel cuore.Solo restando ancorati a lui possiamo portare frutti, crescere, fiorire.Senza di lui, niente.Orientiamo con forza e gioia, continuamente, la nostra strada verso la pienezza del vangelo. Gesù ci chiede di dimorate, di rimanere, di stare.Non come frequentatori casuali, ma come assidui frequentatori della sua Parola.Gesù ci chiede di dimorare in lui.Dimora, non andare ad abitare altrove, resta qui accanto al Maestro.Dimora: nel più profondo del tuo cuore lascia che il silenzio ti faccia raggiungere dall’immensa tenerezza di Dio.Senza di me non potete fare nulla, dice Gesù.Cerchi la gioia? Cercala in Dio, vivila in lui, stagli unito, incollato, come il tralcio alla vite.La linfa vitale proviene da lui e da lui solo e da questa unione scaturisce l’amore.I cercatori di Dio che si sono fatti discepoli del Nazareno non hanno il futuro assicurato, né la loro vita è esente da fragilità e peccato, né vengono risparmiati dalle prove che la vita (Non Dio!) ci presenta. I discepoli del Signore hanno capito che la vita è fatta per imparare ad amare e prendono lui, il Nazareno, come modello e fonte dell’amore.E dimorano.
Frutti
Dio è contento se portiamo frutti, come un papà orgoglioso per il proprio bambino, così Dio con me. Gesù ribalta la nostra (brutta) visione di Dio: Dio non è un paranoico invidioso della nostra libertà, che vuole onore e rispetto, solitario e nevrotico dittatore divino.Dio vuole che cresciamo, che fioriamo, che portiamo frutti.Frutti d’amore che maturiamo diventando discepoli.La linfa dell’amore sgorga potente nel cuore di Barnaba, il figlio della consolazione. Figura di spicco della primitiva comunità, manifesta l’amore andando a soccorrere il neoconvertito Saulo. Tutti lo temono (La sofferenza è dura. Ma la sofferenza subita per causa della Chiesa!), non si fidano dell’ex-persecutore convertito.Paolo è a metà del guado, ha conosciuto il Signore, ma la comunità dei discepoli (fragili, fragili, fragili, quando lo capiremo?) lo evita.Barnaba lo prende sotto le sue ali, sarà lui a diventare il volto dell’amore di Dio, per Saulo.Noi, discepoli del risorto, potati dalla vita, se dimoriamo nel Signore porteremo, in questa settimana, frutti di consolazione e di benedizione per i fratelli che vedremo.Siamo noi il volto del Dio compassionevole per chi incontreremo.

V Settimana di Pasqua

V Settimana di Pasqua
Domenica Gv 15,1-8
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Lunedì Gv 14,21-26
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”. Gli disse Giuda, non l’Iscariota: “Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?”. Gli rispose Gesù: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”.

Martedì Gv 14,27-31
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Vi lascio la pace, vi dò la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate. Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; egli non ha nessun potere su di me, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato”.

Mercoledì Gv 15,1-8
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli”.

Giovedì - SAN MATTIA- Gv 15,9-17
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri”.

Venerdì Gv 15,12-17
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri”.

Sabato Gv 15,18-21
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato
”.

sabato 9 maggio 2009

Riflessioni...risonanze - (scorriamo la IV settimana di Pasqua)

Sabato Gv 14,7-14
Chi vede Gesù vede il Padre -- Facendogli scoprire che Gesù è il Padre sono una cosa sola, la fede dà al discepolo la forza di cui ha bisogno per continuare l’opera del maestro. Nella misura in cui egli agirà “nel nome” del Cristo glorificato, la sua azione arriverà a penetrare l’umanità intera. Cfr. Messalino ed. EDB.
Gesù si esprime con un linguaggio nuovo, che i discepoli non riescono a capire. Filippo, infatti, chiede che gli venga mostrato il Padre, è difficile capire che il Padre è nel Figlio ed il Figlio è nel Padre. Essi sono portati a cambiare del tutto il loro modo di vedere, il Padre non è un “qualcuno da presentare” un’altra persona, ma è lo stesso Gesù, che li invita ancora una volta a credere che il Padre già lo conoscono, perché il Padre è nel Figlio ed il Figlio è nel Padre e quindi avendo conosciuto il Figlio hanno conosciuto il Padre. Egli, infatti, non è venuto per prepararli all’incontro con il Padre, ma è venuto per mostrargli il Padre, perché il Padre è in Lui. Le opere che Gesù ha compiuto le ha potuto compiere perché Dio. Padre è in Lui e rassicura dicendo: “Anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre, … Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò”.

venerdì 8 maggio 2009

Riflessioni...risonanze - (scorriamo la IV settimana di Pasqua)

Venerdì Gv 14,1-6
Chi segue Gesù cammina verso il Padre – Chi fonda la propria esistenza sul Cristo, può essere certo di trovarsi sulla via di Dio. Gesù, che è una cosa sola col Padre, è il solo che può farcelo veramente conoscere.
“Io sono la via, la verità e la vita”“Non sia turbato il vostro cuore”. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti». Quando Giovanni riporta queste parole di Gesù, il Signore già da molti anni è partito dai suoi. Essi ora attendono di incontrarsi nuovamente con lui. Di qui il valore di queste parole del Signore che conferiscono certezza nell’attesa. Anche noi incontriamo Gesù nel mistero, nella liturgia, nell’assemblea eucaristica… Anche a noi fa piacere poter ripetere: chi incontra Gesù incontra il Padre, uniti a Gesù siamo nella via vera della vera vita. Ma non siamo uniti al Signore se non siamo uniti ai fratelli, e se non riconosciamo il posto che ciascuno di loro ha nella Casa del Padre. La risurrezione del Cristo avverrà quanto a Davide avvenne per segno. Suscitare e risuscitare nella lingua greca, in cui sono scritti gli Atti degli Apostoli, sono il medesimo verbo. La morte non sarà il tragico crollo di tutte le speranze. Sarà la venuta di Cristo a prenderci per portarci a vivere eternamente con lui e con il Padre. Dio lo ha risuscitato dai morti, e ora lo attestano risorto i suoi discepoli. Predicare significa sempre proclamare che Gesù è risorto dalla morte. (Monaci Benedettini Silvestrini)

giovedì 7 maggio 2009

Riflessioni...risonanze - (scorriamo la IV settimana di Pasqua)

Giovedì Gv 13,16-20
Chiamati a servire – La via che Gesù apre ai suoi discepoli è quella del servizio, che è dono di sé. Seguendola si trova la vera felicità. Cfr. Messalino ed. EDB.
Gesù stupisce ancora una volta insistendo nell’affermare, contro ogni ottica umana che il servire è più dell’essere servito, che è nel servizio reso fedelmente a Dio Padre che troveremo la strada per la Beatitudine della vita eterna. Sconvolgente e completamente impossibile per l’uomo il dovere pensare che la potenza non è nell’essere più forti, ma nell’essere più umili. Non sono parole ma fatti dimostrati dallo stesso Gesù. Egli lavò persino i piedi dei suoi apostoli, un gesto dimostrativo di grande spessore se pensiamo che ad esso segue la totale offerta della sua persona con la morte in croce e successivamente, in modo del tutto straordinario, la Gloria della Sua Resurrezione, la conquista del Regno dei cieli.