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La Vera Vite

Spirito Santo

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Corpus Domini

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Nel Corpo e nel Sangue di Gesù

Ciascun uomo possa "sentire e gustare" la presenza di Gesù e Maria, SS. Madre della Pentecoste, nella propria vita, in ogni attimo della propria giornata.



Nello Splendore della Resurrezione del Signore l'uomo trovi la sua vera dimensione e riesca ad esprimerla con Amore e Carità. Un abbraccio Michy


Maria SS. di Montevergine

Maria SS. di Montevergine
Maria SS. di Montevergine

Ti seguitò Signore - Mons.Mario Frisina

mercoledì 6 maggio 2009

Riflessioni...risonanze - (scorriamo la IV settimana di Pasqua)

Mercoledì Gv 12,44-50
Gesù, luce del mondo – Con la sua parola mette in luce il significato della nostra esistenza: vivere con Dio. Coloro che rifiutano il loro insegnamento si condannano con le proprie mani. Cfr. Messalino ed. EDB.
Gesù afferma espressamente di essere la luce inviata dal Padre per salvare l’uomo dalle tenebre, questo è il suo mandato, la Sua Missione. Credendo in ciò che dice, chi l’ascolta ha creduto in Dio Padre, chi non l’ascolta e non si comporta secondo gli insegnamenti trasmessi da Lui, il Maestro uomo-Dio, solo “via", “verità”, “luce”, non avrà ascoltato il Padre. Obbedienza ed abbandono completo all’immensità dell’Amore, dono totale di tutto se stessi, è l’insegnamento più forte; questo è il messaggio più significativo, questo è il comportamento che deve assumere il cristiano nei confronti del proprio Dio, un Dio che è Padre, un Dio che è Amore, di un Dio che dona se stesso, che sacrifica sulla Croce il proprio Figlio unigenito per dirci “semplicemente”: “se vuoi venire dietro a me lascia tutto e seguimi”. Questo diventa il compito del vero Cristiano, questa deve essere la forza dell’Amore per il suo Creatore: il “Fiat” quotidiano nell’abbandono sempre più totale alla Sua volontà, che dettata solo ed unicamente dall’Amore Vero non può che essere il meglio per la realizzazione della Salvezza.

martedì 5 maggio 2009

Riflessioni...risonanze - (scorriamo la IV settimana di Pasqua)

Martedì Gv 10,22-30
Dio agisce nel suo Figlio – I Giudei che attendono il Messia, chiedono a Gesù che si dichiari apertamente, come l’inviato di Dio. Ma se accogliessero la sua testimonianza, comprenderebbero dal suo modo di agire che il suo rapporto col Padre è ben più profondo di quello di un semplice inviato. Cfr. Messalino ed. EDB.

I Giudei vogliono risposte certe , vogliono la motivazione, vogliono capire, perché quest’uomo inquieta parecchio; interpreta la Sacra Scrittura in modo nuovo, compie prodigi e miracoli. Certo poveri uomini, legati a schemi prefissati e chiusi ai nuovi messaggi, che poi, in modo del tutto “sui generis”provengono da un uomo per loro discutibile, date le umili origini.
Gesù gli risponde ancora in modo eloquente, vicino alla cultura dei tempi, ma sempre inquietante: “Ve l’ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza; ma voi non credete, perché non siete mie pecore”…
“Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono”…” Io e il Padre siamo una cosa sola”. Poveri piccoli esseri umani arroccati alle nostre idee, privi di quella tenacia che porta ad affrontare le nuove, buone “novelle” allargando i propri orizzonti con determinazione e comprensione, incapaci di riconoscere l’Amore, di abbandonarsi nelle braccia del ”buon Pastore”, quale altro pensiero si può maturare se non quello di sopprimere l’ostacolo e risolvere con il classico: “Il caso è chiuso”?
Questo fecero i Giudei, questo fa ogni cristiano che si propone con i medesimi atteggiamenti.

lunedì 4 maggio 2009

Riflessioni...risonanze - (scorriamo la IV settimana di Pasqua)

Lunedì
Il Buon Pastore – Radunando intorno a sé coloro che credono alla sua parola, Gesù non si comporta certo come i cattivi pastori, che pascono se stessi” alle spalle del gregge (cfr. Ez 3). Egli vuole una cosa sola: che i suoi “abbiano la vita, e l’abbiano in abbondanza” Cfr. Messalino ed. EDB.
Per penetrare nel fascino dettato dalla scrittura del brano evangelico odierno, sentirlo e gustarlo in tutte le sue parti necessita fare una chiara composizione del luogo e riuscire a tradurre nella propria vita la “dolcezza” ivi espressa. Il Buon Pastore è senz’altro colui che entra dalla porta principale, questo non lo farebbero i pastori cattivi: ladri, briganti, ovviamente individui che entrano nel recinto con idee e propositi certamente ben diversi..
Il Buon Pastore ama le sue pecore e le pecore sentono questo grande amore, ne colgono le modalità e da questi segni , senza possibilità di errore riconoscono il loro Pastore. “In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore”.
L’esplicitazione non tarda a venire ed ancora più intensamente dice:.” io sono venuto perché abbiano la vita a l’abbiano in abbondanza”. Tutto l’Amore di Dio per le sue creature passa attraverso l’uomo – Dio, Gesù Cristo, via, verità, luce. La creatura che lo riceve e lo fa suo avrà tutte le cure, le attenzioni per costruire nel passaggio terreno, la propria vita eterna nell’immensità celestiale dl Cuore di Dio.

domenica 3 maggio 2009

Omelia della IV Domenica di Pasqua

di
don Paolo Curtaz
A chi?
A chi sto a cuore?
Chi mi sta a cuore?Per chi sono prezioso, importante, essenziale?Nel percorso della vita questa domanda, presto o tardi, diventa l’unica domanda essenziale. Quando sperimentiamo la fragilità dell’essere e i nostri limiti, quando vediamo che i successi tanto agognati non colmano il nostro cuore ma lo spalancano a desideri nuovi e insaziabili, quando la vita si scontra contro un muro, ci poniamo questa domanda semplice e terribile: a chi sto a cuore?In settimana la mia gente è stata turbata da un episodio di cronaca finito sui quotidiani nazionali: una giovane coppia tedesca ha abbandonato in pizzeria tre bambini, figli della donna, e sono fuggiti. Li hanno cercati a lungo, temendo che si fossero uccisi poi, a metà settimana li hanno trovati che vagavano nei dintorni della città. I figli sono stati rimpatriati, alla madre è stata tolta la patria potestà, al compagno si sono aperte le porte del carcere, per non essere rientrato da una licenza premio in Germania.I commenti, nei bar, tra vicini, abbondano: genitori snaturati, pazzi, drogati.Raccapriccio e condanna, all’inizio, poi, vedendo la madre, sentendo la sua storia di miseria, il suo pianto ingenuo e disperato dopo avere appreso la notizia del provvedimento, i sentimenti nei loro confronti sono mutati.Oggi, mentre scrivo, ho saputo che il compagno è in rianimazione per essersi impiccato in cella.Erano partiti per andare al mare, poi hanno finito i soldi e non sapevano come fare per rientrare, come due adolescenti immaturi, hanno pensato che qualcuno si sarebbe occupato dei bimbi e che si sarebbero riuniti in Germania.Ho pianto, quando ho appreso la notizia, ho solo immaginato quanto abisso di solitudine possa portare un venticinquenne a uccidersi.A Chi sto a cuore?
Nel cuore degli uomini
Sto a cuore a chi mi ha voluto, a chi mi ha generato, certo. Ma, molto spesso, sappiamo che la vita ci fa scontrare con i limiti dei nostri genitori. Diventare adulti e diventare a nostra volta genitori, significa, anche, fare i conti con la fragilità e l’egoismo che alberga all’interno di ogni cuore, di ogni famiglia.Per molti, per la maggioranza, mi auguro, sto a cuore e mi sta a cuore la persona con cui ho costruito una vita di coppia e una famiglia, anche se il passare degli anni e l’intiepidirsi dei sentimenti suscitano qualche amarezza di troppo e qualche delusione.Per tutti, sto a cuore al mio datore di lavoro, ai miei vicini, ai miei colleghi, perché ne hanno un interesse, un tornaconto, un ritorno.E anche noi, se siamo onesti con noi stessi, sappiamo che, quasi sempre, amiamo chi ci ama o coloro da cui speriamo avere un tornaconto.È naturale che sia così, è istintivo, ovvio.Amiamo chi ci ama, siamo amati da chi ha un interesse nei miei confronti.Tutti, eccetto il Dio di Gesù.
Amori gratis
Gesù, oggi, dice di essere l’unico pastore che mi ama, che mi conosce e mi valorizza, senza pensare di averne un vantaggio.Gli altri padroni sono mercenari, mi amano per avere un tornaconto.È vero: al mio datore di lavoro sto simpatico se produco, a volte anche i miei amici e i miei parenti mi amano a patto di comportarmi secondo ciò che essi si aspettano.Invece Dio ci ama gratis, quando lo capiremo?Non ci ama perché siamo buoni ma, amandoci, ci rende buoni.Non ci ama neppure per essere adorato, è libero Dio, anche dal protagonismo divino.Dio non può che amare, scrivevano i Padri della Chiesa, perché è amore puro, donato senza condizioni, gratuitamente, graziosamente, si diceva una volta.Il suo amore senza condizioni è vero e serio: Gesù sceglie di donare la sua vita, non vi è costretto, lo desidera e lo fa', perché davvero ci ama…
Noi
Anche noi, a sua immagine, siamo chiamati ad amare, a dire ai fratelli che non credono quale è il vero volto di Dio, ad allontanare i mercenari che ci considerano validi solo se produciamo o consumiamo.Anche noi possiamo convertire il nostro cuore e imparare ad amare gratuitamente.È un lavoro di purificazione lento e doloroso, ma possibile.Vivere da pecore (non da pecoroni!) significa prendere sul serio le parole di Gesù, riferirsi a lui nelle scelte quotidiane, amare e amarci come lui ci ha chiesto, vivere da risorti, da salvati.Non si tratta di salvare il mondo, il mondo è già salvo, si tratta di creare delle zone franche, degli spazi di verità nelle nostre città isteriche in cui ognuno sia sé e faccia essere.Nel realizzare questo grande sogno, aspettando che il Regno contagi ogni uomo e lo renda felice, aspettando il ritorno glorioso del Maestro, ognuno scopre di essere amato e di avere un progetto (grande) da realizzare. Che sia un premio Nobel o una colf poco importa, ognuno ha un destino da realizzare, una vocazione da vivere. Imparare ad amare gratuitamente perché siamo amati gratuitamente e siamo amati bene.Gesù il pastore “bello” come scrive Giovanni, ci affascina per la sua libertà interiore e la sua capacità di amare in maniera adulta e libera.
Preti
In questo progetto alcuni fratelli sono chiamati da Dio e dalla comunità a rendere presente il Cristo nel ministero della Parola (spiegare le Scritture) e nella celebrazione dell'Eucarestia e del Perdono.Imitando il Buon Pastore, con tutti i loro difetti e i loro limiti, diventano i pionieri di questo cammino verso il Regno. Vogliate bene ai vostri preti! Belli o brutti, simpatici o scontrosi, giovani o attempati! Chiedetegli ciò che di più prezioso hanno: Cristo.Per il resto, aiutateli a camminare nella serenità del Vangelo e, soprattutto, non giudicateli male perché il mistero di una chiamata al sacerdozio è quanto di più coinvolgente e totalizzante accada in una persona e non può mai essere banalizzato dalla nostra superficialità. Perché ogni prete, anche il più incoerente, almeno una volta ha detto di sì totalmente e passionalmente al Progetto di Dio su di lui e per questo è degno di grande rispetto.La nostra Chiesa ha bisogno di pastori coraggiosi, non pavidi, non arroccati nelle sacrestie, non arrabbiati col mondo, non saccenti e distaccati, ma fratelli col cuore attraversato dalle storie delle persone che incontrano di cui si fanno carico per portarli a Cristo.Che il Signore non faccia mai mancare pastori secondo il suo cuore!

IV Settimana di Pasqua


IV Settimana di Pasqua
Domenica Gv 10,11-18
In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

Lunedì Gv 10,1-10
In quel tempo, disse Gesù: “In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori. E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei”. Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: “In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita a l’abbiano in abbondanza”.

Martedì Gv 10,22-30
Ricorreva in quei giorni a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era d’inverno. Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: “Fino a quando terrai l’animo nostro sospeso? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente”. Gesù rispose loro: “Ve l’ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza; ma voi non credete, perché non siete mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io dò loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola”.

Mercoledì Gv 12,44-50
In quel tempo, Gesù gridò a gran voce: “Chi crede in me, non crede in me, ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo. Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho annunziato lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me, ma il Padre che mi ha mandato, egli stesso mi ha ordinato che cosa devo dire e annunziare. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico come il Padre le ha dette a me”.

Giovedì Gv 13,16-20
In quel tempo, dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù disse loro: “In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica. Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma si deve adempiere la Scrittura: ‘‘Colui che mangia il pane con me, ha levato contro di me il suo calcagno’’. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono. In verità, in verità vi dico: chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato”.

Venerdì Gv 14,1-6
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io. E del luogo dove io vado, voi conoscete la via”. Gli disse Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?”. Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.

Sabato Gv 14,7-14
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Se conoscete me, conoscerete anche il Padre; fin da ora lo conoscete e lo avete veduto”. Gli disse Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. Gli rispose Gesù: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi ha conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è in me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre. Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò”.

sabato 2 maggio 2009

Riflessioni...risonanze - (scorriamo la III settimana di Pasqua)

Sabato – Sant’Atanasio – Gv 6,60-69
La parola di Gesù è segno di contraddizione – Il discorso sul pane di vita è uno scandalo per coloro che lo prendono alla lettera: Pietro apprenderà più tardi che Gesù annunciava la propria glorificazione; ma accoglie nella fede la parola del Signore, che insegna nel nome del Padre suo.
La fede in Dio, che si manifesta in Gesù Cristo, suo figlio, tramite la sua parola, la straordinarietà dei suoi gesti, la sua capacità di offrire con molta generosità se stesso al Padre per la salvezza di tutti gli uomini….non è un “accessorio” ma il fondamento di ciascun cristiano.
La parola di Gesù, in certi momenti diventa difficile ed inquietante, lontana dalla comune, umana comprensione. E’lo Spirito di Dio che trova la sua massima espressione nella grazia sacramentale, che riceviamo sin da bambini con il Battesimo a venirci in aiuto nella “costruzione” di quel granellino di senape, che già lo stesso Gesù riconosce una meta significativa per l’uomo. Parte dei suoi discepoli si tira indietro dinanzi a queste difficoltà, chi resiste è chi riesce a capire che l’uomo nella sua piccola “struttura” senza l’aiuto dello Spirito Santo è e rimane nell’incapacità di comprendere il grande “Mistero” Gesù Cristo, uomo- Dio.
Nella misura in cui si “vive” lo Spirito Santo, la quantità e la qualità di ascolto della terza persona della SS: Trinità, la si lascia penetrare nella propria vita, nell’attimo del proprio quotidiano, sta il raggiungimento di quel piccolo granellino di senape, che qualifica il rapporto uomo –Dio, che come tutte le relazioni è un rapporto tra due soggetti ognuno dei quali, consapevole delle proprie “capacità” si dona all’altro incondizionatamente. Nel caso specifico, Dio ama gli uomini in uguale misura e si offre spontaneamente a tutti, il salto di qualità deve farlo l’uomo, "costruendo” in tutto l’arco della sua vita il rapporto con il suo Dio, per potere dire con Simon Pietro: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio”.

venerdì 1 maggio 2009

Riflessioni...risonanze - (scorriamo la III settimana di Pasqua)


Venerdì - San Giuseppe Lavoratore
Festeggiare S. Giuseppe nella sua condizione di carpentiere, di operaio, significa ricordare l’ambiente in cui il Cristo è voluto nascere, ha ricevuto la propria formazione umana ed ha vissuto trent’anni della sua vita: Gesù ha realmente condiviso la condizione operaia di Giuseppe, e ha molto ricevuto da quest’uomo semplice e retto che gli ha fatto da padre. Ma se il lavoro è fonte di saggezza e mezzo per servire la comunità dei fratelli, ci sono situazioni di lavoro disumanizzanti, che impongono all’operaio una schiavitù incompatibile con la dignità della persona. In questa festa istituita da Pio XII nel 1955, preghiamo San Giuseppe di rendere lucida ed efficace la lotta per liberare i lavoratori da ogni oppressione. Cfr. Messalino ed. EDB—
Può il figlio di Giuseppe, un operaio, un carpentiere, parlare, insegnare come Gesù sta facendo nella sinagoga? In un primo momento la sua gente fa fatica anche a riconoscerlo, ritiene impossibile, date le sue umili origini, che quel Gesù di Nazareth, figlio del falegname e di una semplice giovane donna, Maria, possa affrontare degli argomenti che per lui non possono che essere inaccessibili. La provenienza famigliare non può avere “originato” tanta sapienza, tanta conoscenza, tanta virtù. Nella mente strettamente umana, legata solo ed unicamente a certi schemi mentali, ciò che stanno vedendo e sentendo non può essere accettato, non può essere vero, non può assolutamente essere credibile! Credono invece allo scandalo, perché solo di questo si può trattare. Il limite della mente umana arriva solo a questo, non consente di andare oltre ai suoi schemi, ai suoi pregiudizi, ecco perché “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua”. Necessita una capacità che è al di sopra di tutto, una forza d’animo che proviene dallo Spirito di Dio che accende nei cuori la fiamma dell’Amore che si fa parola, che si fa azione. Come possederla se non ci si apre alla realtà Soprannaturale, non la si riceve nella propria vita e nella propria storia. Gesù li lascia liberi di non credergli, non ritiene opportuno di operare tanti miracoli per dimostrare la sua identità. Credere in Dio non è una “mercanzia” ma un atto di Fede.