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La Vera Vite

Spirito Santo

Spirito Santo
vieni...

Corpus Domini

Corpus Domini

Nel Corpo e nel Sangue di Gesù

Ciascun uomo possa "sentire e gustare" la presenza di Gesù e Maria, SS. Madre della Pentecoste, nella propria vita, in ogni attimo della propria giornata.



Nello Splendore della Resurrezione del Signore l'uomo trovi la sua vera dimensione e riesca ad esprimerla con Amore e Carità. Un abbraccio Michy


Maria SS. di Montevergine

Maria SS. di Montevergine
Maria SS. di Montevergine

Ti seguitò Signore - Mons.Mario Frisina

lunedì 20 aprile 2009

Riflessioni...risonanze - (scorriamo la II settimana di Pasqua)

Martedì (Gv 3,7-15)
Gesù “innalzato”, fonte di vita eterna – per comprendere il mistero della nuova nascita di cui parla Gesù non basta conoscere le scritture: bisogna credere. Nicodemo arriverà a penetrare questo mistero soltanto quando contemplerà il Cristo innalzato sulla croce e nella gloria. Cfr. Messalino ed. EDB --
“….Il discorso della salvezza è un discorso che pone al centro dell’attenzione e della scelta di ciascuno la persona viva, concreta di Cristo, con tutto ciò che la stessa persona porta in sé e per l’uomo. Gesù dice a Nicodemo: “Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose?”. Infatti l’erudito Nicodemo doveva conoscere che le Scritture parlavano già di una rigenerazione d’Israele e di tutti gli uomini mediante lo Spirito di Dio. E’ importante capire il senso di queste parole. Gesù dichiara che l’uomo non si può salvare con una spiritualità a suo piacimento anche se vi attende con serietà. Occorre che dall’alto, ossia da Dio, venga la salvezza. Chi ce la porterà? “Nessuno è mai asceso al cielo, se non il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo”. E’ questo “nascere di nuovo, rinascere dall’alto” che Gesù è venuto ad annunciare e a realizzare. Egli, il solo, che è venuto da Dio, può portare agli uomini questa rinascita. Questa è la rivelazione cristiana. Questa è la vocazione di ogni uomo: divenire veramente uomo nell’Uomo, disceso dal cielo, Cristo…( Monaci Benedettini Silvestrini).”

Riflessioni...risonanze - (scorriamo la II settimana di Pasqua)

Lunedì (Gv 3,1-8)
Bisogna rinascere -- soltanto chi accetta di aprirsi allo Spirito può nascere alla vita divina e scoprire il mistero di Gesù. Cfr. Messalino ed. EDB)— Nicodemo, autorevole membro del sinedrio, è un uomo senza pregiudizi. Lo vedremo più avanti difendere Gesù e onorarlo con una degna sepoltura. Ma ha ancora timore di manifestare la sua stima per il giovane profeta di Nazareth. Va di notte ad incontrarlo. Non sappiamo bene cosa voglia chiedergli, ma prima che finisca la presentazione e ponga la domanda, Gesù anticipa la risposta: la condizione indispensabile per la salvezza è nascere "di nuovo". Nicodemo, forse un po' irritato, risponde: "Come può un uomo nascere se è vecchio?" Gesù non enumera le azioni da compiere e non elenca una serie di precetti da osservare; sostiene però la necessità di un cambiamento totale della vita, sin nel profondo. Rinascere non vuol dire fare qualcosa in più, pensare qualche cosa in più; vuol dire accogliere lo Spirito che Dio ci dona e lasciare che operi in noi. Questo soffio spirituale trasforma i nostri cuori sino a renderli nuovi, capaci di amare e di osare. Scriveva il profeta Ezechiele: "Darò loro un altro cuore e infonderò in essi uno spirito nuovo, rimuoverò il cuore di pietra dal loro corpo e metterò in essi un cuore di carne, così che seguano i miei decreti e rispettino le mie norme e le osservino e siano il mio popolo ed io il loro Dio" (Ez 11,19-20). Quella notte queste parole divennero carne in quell'anziano fariseo e gli donarono un'energia di vita nuova. (Mons. V. Paglia)

domenica 19 aprile 2009

II Settimana dopo Pasqua

II Settimana di Pasqua
Domenica (Gv 20,19-31)
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Lunedì (Gv 3,1-8)
C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, un capo dei Giudei. Egli andò da Gesù, di notte, e gli disse: “Rabbì, sappiamo che sei un maestro venuto da Dio; nessuno infatti può fare i segni che tu fai, se Dio non è con lui”. Gli rispose Gesù: “In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio”. Gli disse Nicodemo: “Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?”. Gli rispose Gesù: “In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito, è Spirito. Non ti meravigliare se t’ho detto: dovete rinascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito”.

Martedì (Gv 3,7-15
In quel tempo Gesù disse a Nicodemo: “In verità ti dico: dovete rinascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito”. Replicò Nicodemo: “Come può accadere questo?”. Gli rispose Gesù: “Tu sei maestro in Israele e non sai queste cose? In verità, in verità ti dico, noi parliamo di quel che sappiamo e testimoniamo quel che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Eppure nessuno è mai salito al cielo, fuorché il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna”.

Mercoledì (Gv 3,16-21)
In quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere. Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio”.

Giovedì (Gv 3,31-36)
In quel tempo, Giovanni Battista disse ai suoi discepoli: “Colui che viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra. Colui che viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza; chi però ne accetta la testimonianza, certifica che Dio è veritiero. Infatti colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio incombe su di lui”.

Venerdì (Gv 6,1-15
In quel tempo, Gesù andò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberiade, e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi. Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: “Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?”. Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare. Gli rispose Filippo: “Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo”. Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: “C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?”. Rispose Gesù: “Fateli sedere”. C’era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero. E quando furono saziati, disse ai discepoli: “Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto”. Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: “Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!”. Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo.

Sabato-- SAN MARCO ( Mc 16,15-20 )
In quel tempo, apparendo agli Undici, Gesù disse loro: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti, e se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno”. Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano
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Omelia della II Domenica dopo Pasqua

Omelia della II Domenica dopo Pasqua
Di Don Paolo Curtaz

Fede e terremoti
Li abbiamo meditati tutti, quest’anno, i misteri dolorosi.Potenza dei media che annullano tempi e distanze, che amplificano emozioni e lutti.Questo venerdì santo resterà inciso nel cuore di molti, con le sue immagini strazianti, con la fila delle bare allineate nella piazza d’Armi dell’Aquila, con i pianti disperati dei parenti, con quelle due bare sovrapposte, madre e figlia, icona di una moderna Pietà che ha fatto il giro del mondo segnando anche i cuori più induriti, come quella piccola moto blu, ultimo regalo ad un bambino rimasto sepolto dalla macerie del terribile terremoto che ha inghiottito trecento vite e il futuro di decine di migliaia di abruzzesi.È stata una catastrofe improvvisa, certo, come ogni terremoto, che lascia anche spazio, da copione, a qualche polemica su quei palazzi nuovi venuti giù come i castelli di sabbia. Sarà la giustizia a capire se qualcuno ha pensato di lucrare sulla pelle degli altri. La sola idea fa rabbrividire.Settimana di Passione e morte per alcuni, di riflessione sanguinante per molti.Di conversione, per tutti.
Può Dio?
Giuseppe mi scrive una mail asciutta, al solito.Mi scrive da anni, dal Veneto, si definisce un adulto in ricerca di fede, spesso è polemico, mai superficiale e banale.Come posso conciliare l’idea di un Dio misericordioso con la tragica fatalità di un terremoto?, mi scrive.Rispondo di getto, con la pancia.Non è possibile. Se non ci fosse Cristo.Non possiamo spiegare il dolore, e Dio non va difeso ad ogni costo.Dio non è il motore immobile che lancia saette dal Pantheon per punire i figli indisciplinati.Non è questo il Dio di Gesù.Dio, il suo Dio, il nostro Dio non si è svegliato nel cuore della notte con l’acidità di stomaco e, snervato e di malumore, ha mandato un terremoto sui poveri abruzzesi.Oggi celebriamo la domenica della misericordia, il tratto caratteristico del volto del Dio della Bibbia, così diverso dall’orribile volto che a volte abbiamo dipinto!Il terremoto, come altri eventi naturali, è un richiamo doloroso ad una verità che l’uomo tende a dimenticare: siamo fragili e di passaggio e l’Universo è in divenire.Eventi catastrofici come quelli dei giorni scorsi richiamano ciascuno alla misura della nostra vita, alla brevità dei nostri anni e alla conseguente scelta di spenderlo bene, il tempo che è donato.Oggi potrebbe essere l’unico giorno che abbiamo, viviamolo al meglio.
Di più
Papa Benedetto lo ha richiamato: in momenti così tragici, la solidarietà operosa e fattiva, umile e concreta, può rappresentare un segno della tenerezza di Dio. Davanti al dramma, tutti ridimensioniamo i nostri presunti problemi e le differenze scompaiono.Ha fatto piacere a molti, a me fra questi, vedere la nostra classe politica stringersi in unità davanti al paese, accantonando la consueta, logorata litigiosità.Tutti siamo stati spinti alla generosità: ho visto con i miei occhi giovani coppie valdostane mettere a disposizione una stanza del loro alloggio per accogliere qualche sfollato, anche per un lungo periodo e tutti testimoniano migliaia di casi del genere. Scalda il cuore vedere che non ci siamo irranciditi nell’egoismo e che, nella necessità, riusciamo ancora a tirar fuori il meglio di noi stessi.Come sarebbe bello vedere la stessa solidarietà calata nel quotidiano!Speriamo che tanta generosità continui, una volta spente le telecamere, una volta tornati nel quotidiano e archiviata l’emozione: agli abruzzesi serviranno anni per ricostruire le loro case.Ma per chi ha subito un lutto, le ferite restano.Non basta riflettere sulla caducità della vita.Non basta la solidarietà.Ci vuole un colpo d’ali per risorgere, ci vuole la grande fede di Tommaso.
Tommaso, che ci crede anche se non ci mette il naso
Tommaso è deluso, amareggiato, sconfitto.Il suo terremoto ha un nome: crocifissione.Lì, sul Golgota, ha perso tutto: la fede, la speranza, il futuro, Dio.Ha vagato per giorni, come gli altri, fuggendo per la paura di essere trovato e ucciso.Umiliato e sconvolto, si è trovato al Cenacolo con gli apostoli che gli hanno raccontato di avere visto Gesù.
E, lì, Tommaso si è indurito.
Giovanni non ne parla, tutela della privacy, ma so bene cosa ha detto agli altri.Tu Pietro? Tu Andrea?… e tu Giacomo? Voi mi dite che lui è vivo?Siamo scappati tutti, come conigli; siamo stati deboli, non gli abbiamo creduto!Eppure, lui ce l’aveva detto, ci aveva avvisati. Lo sapevamo che poteva finire così, e non gli siamo stati vicini, non ne siamo stati capaci. Ora, proprio voi, venite a dirmi di averlo visto, vivo? No, non è possibile… come faccio a credervi?Tommaso è uno dei tanti scandalizzati dall’incoerenza di noi discepoli.Eppure resta, non se ne va, stizzito. E fa bene. Perché torna proprio per lui, il Signore.E l’incontro è un fiume di emozioni. Gesù lo guarda, gli mostra le mani, ora parla.Tommaso, so che hai molto sofferto. Anch’io, guarda.E Tommaso crolla. Anche Dio ha sofferto, come lui.
Buona resurrezione, amici terremotati (e tutti gli altri amici vittime dei terremoti dell’anima).

sabato 18 aprile 2009

Riflessioni...risonanze - (scorriamo l'Ottava di Pasqua)

Sabato (Mc 16,9-15)Di un gruppo di uomini increduli Gesù fa degli apostoli! --- La sicurezza e il coraggio che i discepoli dimostreranno nel loro impegno missionario non vengono da loro, ma da Gesù Risorto. Sempre presente accanto ai suoi. Il Signore li libera dal dubbio e li spinge a predicare il Suo Vangelo. (Cfr. Messalino ed. EDB) —
Gesù appare per primo a Maria di Magdala e successivamente ai due discepoli di Emmaus, i quali corrono immediatamente ad annunciare agli altri che avevano visto “Gesù Risorto”, ma questi non credono in loro. Gesù appare quindi agli undici i suoi più vicini, gli stessi che avevano cenato con lui l’ultima volta prima che venisse catturato. In un primo momento li rimprovera con durezza per la loro incredulità nei confronti dei due messaggi ricevuti da coloro a cui era apparso in precedenza, quindi gli dà un mandato, che sarà il mandato di ogni vero Cristiano: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura”.
Da questo momento il loro compito è ben definito, la loro Missione ha inizio! Una Missione certamente non semplice ma Gesù in quel mandato gli ha trasmesso tutta la forza necessaria per affrontare gli ostacoli, le persecuzioni…Non è un compito facile in quel momento storico ma gli Apostoli vengono “armati” dalla forza dell’Amore di Gesù che li rapisce ancora, gli dà dei compiti ben precisi, sicuro che riusciranno a diffondere il messaggio di “Gesù di Nazareth”, con la Sua costante presenza in loro a “rapire altri cuori” con la testimonianza e la predicazione, chiamarli a seguire Gesù e ad annunciare in tutto il mondo che le verità dai profeti si sono realizzate in tutta pienezza.

venerdì 17 aprile 2009

Riflessioni...risonanze - (scorriamo l'Ottava di Pasqua)

Venerdì (Gv 21,1-14)
La pesca miracolosa – Con questo segno, il Cristo vuole farsi riconoscere dagli apostoli e invitarli a compiere con fiducia la loro missione, perché egli è sempre con loro. (Cfr. Messalino ed. EDB) —

Gesù si manifesta ancora ai suoi discepoli sul mare di Tiberiade; avevano provato a pescare, ma non avevano portato nulla a riva. Verso l’alba si presenta a loro Gesù, che essi in un primo momento non riconoscono, ma seguono ugualmente il consiglio di gettare le reti, così come Egli dice loro di fare. Tirano in barca con grande difficoltà una rete con tantissimi pesci.
Giovanni, non esitò a riconoscere nello sconosciuto il Maestro! Vengono ancora colti da una meravigliosa sensazione: Pietro si getta in acqua per raggiungerlo e gli altri lo seguono a fatica con tutto il carico di pesce ed era tanto, veramente tanto. Gesù si a manifesta ancora ai suoi discepoli ed anche ora “rapiti" dal suo invito gettano le reti in mare pur avendo già provato a gettarle senza ricavare nulla. Seguono così come la prima volta l’invito di uno “sconosciuto”, una sensazione che viene dal profondo del cuore che li “rapisce” così profondamente da non consentire la nascita di nessun interrogativo. Rapiti dall’Amore!
La ricompensa non tarda a venire li premia una pesca super abbondante. Tutto avviene nel profondo di cuori che sanno cogliere “il vieni e seguimi” e si lasciano rapire con un semplice immediato: eccomi! Mai dire mai all’Amore di Dio, alla sua chiamata, Restiamo sempre vigilanti nell’attesa per potere dire sempre con la medesima immediatezza: eccomi Signore, al resto penserà Gesù stesso e qualunque sarà l’epilogo sarà sicuramente ciò che di più prezioso possiamo pescare nella nostra vita, perché frutto dell’Amore, l’Amore vero, che ci chiede la disponibilità a farci attraversare da esso stesso senza se e senza ma per divenire a sua volta”pescatori di uomini".

giovedì 16 aprile 2009

Riflessioni...risonanze - (scorriamo l'Ottava di Pasqua)

Giovedì (Lc 24,35-48)
Il cammino della fede – Aprendo la mente degli apostoli alla comprensione delle scritture, il Cristo spiega loro che dalla sua morte è venuta la salvezza per tutti gli uomini. Ormai dalla morte della Croce scaturirà anche per i suoi discepoli la luce della risurrezione (Cfr. Messalino ed. EDB) —
Nonostante sta scritto nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi, nonostante Gesù l’aveva già ricordato ai Suoi discepoli, trovandosi dinanzi a questo straordinario evento, trovandosi
dinanzi a Gesù Risorto, in carne ed ossa, vivo, in tutte la sua piena vitalità, non un fantasma, i discepoli non possono che provare una sensazione del tutto nuova, non descrivibile con parole: immensa gioia, meraviglia, stupore, … E’ ovvio che ciò che si sta presentando ai lori occhi non ha precedenti nella storia dell’uomo ed essi sono uomini. Si rende necessario il ritorno alle scritture per ridare una giusta dimensione allo straordinario evento ““Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni”. Gesù chiede se hanno da mangiare e gli offrono una porzione di pesce arrostito, il loro Maestro è di nuovo lì, con loro, come prima, seduto assieme nella stessa tavola, “in questa prima cena”,che apre ad una vita nuova, apre alla presenza di Gesù, espressamente Figlio di Dio, tra gli uomini. Essi sono “testimoni” che la parola di Mosè, dei Profeti, dei Salmi, …le Scritture si realizzano in tutta la loro pienezza in Gesù di Nazareth, il Figlio di Dio fattosi uomo, per vivere come uomo, per morire da uomo e risuscitare nella gloria da Dio. L’ Emmanuele, il Dio con noi è e resta e resterà sempre in tutte le Sue Creature.