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La Vera Vite

Spirito Santo

Spirito Santo
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Corpus Domini

Corpus Domini

Nel Corpo e nel Sangue di Gesù

Ciascun uomo possa "sentire e gustare" la presenza di Gesù e Maria, SS. Madre della Pentecoste, nella propria vita, in ogni attimo della propria giornata.



Nello Splendore della Resurrezione del Signore l'uomo trovi la sua vera dimensione e riesca ad esprimerla con Amore e Carità. Un abbraccio Michy


Maria SS. di Montevergine

Maria SS. di Montevergine
Maria SS. di Montevergine

Ti seguitò Signore - Mons.Mario Frisina

sabato 11 aprile 2009

Via Crucis

INTRODUZIONE
Il Santo Padre:
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
C. Amen.
MEDITAZIONE
Cari fratelli e sorelle, siamo venuti a cantare insieme un "inno di speranza". Vogliamo dire a noi stessi che tutto non è perduto nei momenti di difficoltà. Quando le cattive notizie si susseguono, siamo oppressi dall’ansia. Quando la disgrazia ci colpisce più da vicino, ci scoraggiamo. Quando una calamità fa di noi le sue vittime, la fiducia in noi stessi è del tutto scossa e la nostra fede èmessa alla prova. Ma non tutto è ancora perduto. Come Giobbe, siamo alla ricerca di senso.(1)
In questo sforzo abbiamo un esempio: "Abramo credette, saldo nella speranza contro ogni speranza".(2) In verità, in tempi difficili non vediamo nessun motivo per credere e sperare. Eppure crediamo. Eppure speriamo. Questo può succedere nella vita di ognuno di noi. Questo succede nel più vasto contesto sociale.
Con il Salmista ci chiediamo: "Perché ti rattristi, anima mia, perché ti agiti in me? Spera in Dio".(3) Rinnoviamo e rafforziamo la nostra fede e continuiamo a confidare nel Signore. Poiché egli salva coloro che hanno perduto ogni speranza.(4) E questa speranza alla fine non delude.(5)
È veramente in Cristo che comprendiamo il pieno significato della sofferenza. Durante questa meditazione, mentre contempleremo con angoscia l’aspetto doloroso della sofferenza di Gesù, porremo anche attenzione al suo valore redentivo. Era secondo il progetto di Dio che il "Messia avrebbe dovuto soffrire",(6) e che queste sofferenze dovessero essere per noi.(7) La consapevolezza di questo ci riempie di una viva speranza.(8) È questa speranza a mantenerci lieti e costanti nella tribolazione.(9)
Un cammino di fede e di speranza è un lungo cammino spirituale, attento al più profondo disegno di Dio nei processi cosmici e negli eventi della storia umana. Poiché sotto la superficie di calamità naturali, guerre, rivoluzioni e conflitti di ogni genere, vi è una presenza silenziosa, vi èun’azione divina mirata. Egli rimane nascosto nel mondo, nella società, nell’universo. La scienza e la tecnologia rivelano le meraviglie della sua grandezza e del suo amore: "senza linguaggio, senza parole, senza che si oda la loro voce, per tutta la terra si diffonde il loro annuncio e ai confini del mondo il loro messaggio".(10) Egli respira speranza.
Rivela i suoi piani attraverso la sua "Parola", mostrando come tragga il bene dal male sia nei piccoli eventi delle nostre vite personali, sia nei grandi accadimenti della storia umana. La sua "Parola" rende nota la "gloriosa ricchezza" del piano di Dio, che dice che egli ci libera dai nostri peccati e che Cristo è in voi, speranza della gloria.(11)
Possa questo messaggio di speranza echeggiare dallo Hoang-Ho al Colorado, dall’Himalaya alle Alpi e alle Ande, dal Mississippi al Brahmaputra. Dice: "Siate forti, rendete saldo il vostro cuore, voi tutti che sperate nel Signore".(12)

Continua......

Riflessioni...risonanze Venerdì Santo

L' omelia del S.Padre Benedetto XVI è sostituita dalla

Venerdì Santo

VENERDI’ SANTO
Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni (Gv 18,1- 19,42)
- Catturarono Gesù e lo legarono
In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque ! cercate me, lasciate che questi se ne vadano», perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».
- Lo condussero prima da Anna
Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».
Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.
Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote
-Non sei anche tu uno dei suoi discepoli? Non lo sono! Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.
- Il mio regno non è di questo mondoCondussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?». E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.
- Salve, re dei Giudei! Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi. Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!». Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».
- Via! Via! Crocifiggilo! Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.
- Lo crocifissero e con lui altri dueEssi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».
- Si sono divisi tra loro le mie vestiI soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.
- Ecco tuo figlio! Ecco tua madre! Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.(Qui si genuflette e di fa una breve pausa)
- E subito ne uscì sangue e acquaEra il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato
– era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».
- Presero il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli insieme ad aromiDopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

giovedì 9 aprile 2009

Riflessioni...risonanze - (scorriamo la Settimana Santa

Giovedì --- Messa del Crisma (Lc 4,16-21)
Ogni giorno si adempie la scrittura – Per la prima volta prende la parola nel suo villaggio; entra nella sinagoga per fare la lettura tradizionale del giorno, che gli consente di presentarsi come messia di una folla diseredata. Anche oggi, vi sono dei poveri, degli sfruttati, dei prigionieri, Gesù, l’atteso delle genti, è il messia anche e soprattutto per loro; e ogni cristiano deve essere ministro del suo amore e della sua volontà di liberazione universale.
Segue l’Omelia che sarà pronunciata dal S. Padre Benedetto XVI durante la celebrazione della messa del Crisma alle ore 9,30.
Messa In Cena Domini (Gv 13,1-15)
Sono venuto a servire – Il presidente dell’assemblea cristiana può avere la tentazione di confondere la sua funzione con gli onori che lo circondano. Gesù ha voluto mettere in guardia i suoi con la parola e l’esempio: “Chi è il più grande fra voi, diventi il più piccolo, e chi governa colui che serve” (Lc22,26). Noi siamo discepoli di un Dio che ha scelto di prendere, a tavola, il posto dello schiavo, e sceglie la morte dello schiavo. Non potremo partecipare alla passione di Cristo senza rivestire a nostra volta il grembiule del servitore.

mercoledì 8 aprile 2009

Riflessioni...risonanze - (scorriamo la Settimana Santa

Mercoledì (Mt 26,14-25)
Il tradimento di Giuda – Ieri Giovanni, oggi Matteo, altro testimone oculare, racconta il tradimento compiuto da colui che insieme a loro era stato scelto come apostolo. Giuda consegna il suo maestro, per trenta monete d’argento, il prezzo di uno schiavo (cfr. Es 21,32); si realizza così la profezia di Zaccaria (Zc 11,12), che indicava nel medesimo prezzo il salario del pastore buono. Il gesto di Giuda si colloca dunque, malgrado la volontà del suo autore, nella storia drammatica della nostra salvezza. -- Cfr. Messalino ed. EDB
Maria aveva unto i piedi di Gesù con unguento prezioso; Giuda vende il suo maestro per trenta denari (il prezzo del riscatto di uno schiavo). Quanta amarezza in quelle parole iniziali: “Uno dei dodici”! Eppure Gesù lo aveva scelto, lo aveva amato, lo aveva curato. Ma se il cuore del discepolo si lascia toccare da altro, in questo caso dal denaro, dentro di lui cresce e si rafforza la distanza dal Maestro sino al tradimento. Gesù lo aveva detto: “Non si può servire Dio e Mammona”. E Giuda finì per preferire Mammona. Era vicina la Pasqua, il tempo del passaggio, il tempo della cena dell’agnello, e Gesù fa preparare la cena. In verità, non era Giuda che “consegnava” Gesù ai sacerdoti; al contrario era Gesù che si “consegnava” alla morte per amore degli uomini. Il Maestro parla del tradimento ma non vi si oppone con la forza, distruggendo il traditore. Gesù vuole l’amore, solo l’amore. E la conversione del peccatore, non la sua morte. La domanda d’amore di quella sera continua ad essere posta ad ogni discepolo e ad ogni uomo; la passione di Gesù non è terminata. Ecco perché Giuda non è lontano ed estraneo da noi. Ognuno è chiamato ad interrogarsi sui suoi tradimenti. Ma se accogliamo la croce del Signore siamo liberati dal tradimento, dall’indifferenza e dal peccato. (Mons. Vincenzo Paglia)

martedì 7 aprile 2009

Riflessioni...risonanze - (scorriamo la Settimana Santa

MARTEDI'
Gesù tradito e rinnegato – Gesù non cade inconsapevolmente nella rete tesa dal traditore, anzi, è lui che in un certo modo dà il segnale a Giuda, indicandogli il momento opportuno per realizzare il suo oscuro disegno; col favore delle tenebre. Consumato il tradimento, Gesù considera ormai la sua passione e la sua glorificazione come un fatto compiuto. Sulla strada che si apre davanti a lui nessuno per il momento è capace di seguirlo, e Pietro non più degli altri apostoli. -- Cfr. Messalino ed. EDB.
“E' notte: nel cuore di Giuda è buio fitto, la luce non riesce a scalfire la sua fragilità, la sua paura, il suo calcolo. E' notte e tutto appare distorto, diverso, cambiato, difficile. Anche Pietro presume della sua fede. Giura, promette, rassicura... povero Pietro, ancora deve essere masticato. Ancora deve fare l'esperienza bruciante del suo fallimento per convertire il suo cuore e cambiare e gioire e garantire nella fede i suoi fratelli. Questa pagina, amici, è la pagina della pochezza dell'uomo e della grandezza di Dio, della nostra piccola fede che viene spazzata via davanti agli eventi che ci turbano e ci spaventano. Giovanni, il discepolo che Gesù ama, si china sul petto dell'amato Maestro per sapere di chi sta parlando e ne coglie il battito gonfio di passione d'amore. Dunque è questa la misura dell'amore, fino a questo punto si è lasciato coinvolgere, fino a questa deriva arriverà la sua dedizione all'umanità. Silenzio, amici, silenzio e mettiamoci in ginocchio davanti a tanto amore, e chiediamo perdono per noi e per Giuda e per Pietro e per tutte quelle (troppe) volte che non capiamo, che non vediamo, che non cogliamo la misura dell'amore di Dio. Quella cena, quell'ultima cena, è il memoriale che celebriamo distrattamente nelle nostre Chiese, ogni domenica, stanco rito consumato in fretta, senza cuore, senza passione, senza stupore. E ancora Dio rischia e si consegna all'indifferenza degli uomini. Dal demone che ci fa credere di essere imperdonabili, salvaci, Signore!”-- Don Paolo Curtaz.

lunedì 6 aprile 2009

Riflessioni...risonanze - (scorriamo la Settimana Santa

LUNEDI’ (Gv 12,1-11)L’unzione di Betania – La sorella di Lazzaro, richiamato in vita da Gesù, esprime la propria venerazione e la propria gratitudine nei confronti del Signore con un gesto insolito, che il tesoriere del gruppo giudica un lusso esagerato e costoso. Ma Gesù intuisce l’intenzione di Maria, e attribuisce a quel gesto gratuito un significato speciale: l’olio profumato di cui la donna cosparge i suoi piedi prefigura quello che presto verrà usato per la Sua sepoltura.-- --Cfr. Messalino ed. EDB.
Gesù si ferma in casa di Marta, Maria e Lazzaro: una famiglia molto cara a Gesù. Ad un certo momento della cena, Maria si alza, si inginocchia ai piedi di Gesù e li cosparge con l'unguento; poi li asciuga con i capelli. Per Giuda è uno spreco inutile. L'apostolo appare un uomo equilibrato, ragionevole e persino attento ai più poveri. In realtà, il suo interesse vero era per i soldi, non per i poveri. Gesù che guarda il cuore lascia fare la donna; quell'unguento anticipa l'olio con cui il suo corpo verrà cosparso prima della sepoltura. E poi aggiunge: "I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me". Di lì a poco sarebbe iniziata la sua "via crucis", fino alla morte. Maria, unica tra tutti, aveva compreso che Gesù era un "moribondo" e perciò bisognoso di affetto. Questa donna ci insegna come stare accanto a Gesù, ai deboli e ai malati. Quella che lei ha percorso sino a baciare i piedi del maestro è la via della salvezza: essere compagni dei poveri per essere accanto a Gesù. I poveri li avremo sempre con noi. Essi possono dirci quanto hanno bisogno dell'unguento dell'amicizia e dell'affetto. -- mons. Vincenzo Paglia